La Mia storia con la Cina non si concluderà mai - Intervista a Stefania Stafutti
  2016-01-06 10:04:07  cri

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Tra gli studiosi della lingua cinese, sia in Cina che in Italia, Stefania Stafutti è un nome ben noto. La famosa sinologa italiana, già docente di lingua cinese presso la Facoltà di Lingue Orientali dell'Università di Torino e Direttrice del locale Istituto Confucio, ha assunto da 3 anni fa la Direttrice dell'Istituto italiano di Cultura di Beijing. Recentemente abbiamo l'onore di realizzare quest'intervista e conoscere la sua storia con la Cina.

Cinitalia: La prima volta che è venuta a studiare in Cina è stato nel 1981, dopo è ritornata più volte per svolgere ricerche sulla Cina e lavorare come insegnante. Come mai scelse il cinese?

Stafutti: Quand'ero molto piccola, alle scuole medie, non so perché ma avevo un interesse per la Cina, pensavo che la Cina fosse culturalmente affascinante, e un amico di mio padre allora mi regalò un libro di pittura tradizionale cinese, e mi ricordo che i paesaggi mi affascinavano moltissimo. Avevo quindi quest'interesse fin da piccola. Poi al liceo, ho ripensato alla Cina perché negli anni '70, nonostante si sapesse poco di questo Paese in Italia, si sapevano alcune cose della vita politica della Cina e se ne parlava, talora in maniera giusta talora in maniera sbagliata, ed avrei quindi voluto capire questo Paese più a fondo.

Cinitalia: Quali sono le difficoltà che ha riscontrato nello studio della lingua e cultura cinese? Negli ultimi anni l'Italia ha fatto dei progressi nell'insegnamento della lingua cinese ma, quali aspetti sono ancora da migliorare, secondo Lei?

Stafutti: Le difficoltà che ho incontrato è che all'epoca c'era pochissimo materiale didattico e, anche se eravamo alla fine degli anni '70, era un materiale didattico che risentiva della rivoluzione culturale, e aveva un orientamento politico forte, quindi certamente pur se interessante poco utile per la vita quotidiana, e anche i dizionari erano pochi, erano in inglese e i primi arrivarono tardi. Adesso è migliorato molto l'insegnamento della lingua cinese in Italia, devo dire che ci sono moltissimi strumenti didattici anche fatti in collaborazione tra professori italiani e cinesi. C'è un buon insegnamento della lingua cinese in Italia, sicuramente si può anche fare meglio, ma c'è un pericolo, è vero che il cinese parlato è molto usato, ma non è migliorata la capacità di leggere e di tradurre, c'è un orientamento sulla capacità comunicativa che certamente è molto importante ma che non basta, essa è un aspetto ma bisogna conoscere bene la struttura della lingua in quanto questa è l'espressione di una cultura.

Cinitalia: Da studiosa a funzionario, il suo lavoro ha incontrato grossi cambiamenti, come ha affrontato queste sfide?

Stafutti: Quando facevo il professore universitario in parte facevo anche un lavoro di tipo amministrativo, quindi per fortuna non è stato completamente nuovo. Certo, poi è cambiato molto perché l'amministrazione del ministero degli Esteri è diversa da quella dell'Università. La cosa molto interessante di questo lavoro è che il mio lavoro in origine era cercare di portare agli italiani la cultura cinese, in qualche modo fare da ponte tra la cultura cinese e italiana, mentre adesso faccio l'opposto, cioè portare ai cinesi la cultura italiana. Naturalmente sono italiana quindi èpiù facile portare la propria cultura, ma devo dire che avere studiato cinese è molto utile perché penso che permetta di capire quale sia il modo più efficace per presentare la propria cultura, in quanto anch'io quando ero in Cina ero una straniera giunta in questo Paese per cercare di capire la sua cultura. Prima insegnavo cinese come mestiere è che adesso capisco molto e ho profondissimo rispetto per tutti coloro che cercano di fare da ponte insegnando la lingua italiana, cercando di portare la cultura italiana, perché capisco quanto ciò sia difficile e faticoso, in quanto ci richiede di cambiare anche quasi ogni giorno idea, di pari passo con l'ampliamento della nostra conoscenza.

Cinitalia: In questi tre anni come Direttrice dell'Istituto italiano di cultura, quale evento l'ha maggiormente colpita?

Stafutti: Degli eventi che abbiamo fatto, ci sono i grandi eventi, come la mostra sul Rinascimento, la mostra sul Barocco, sulla Venezia del '700. Infatti non basta più un grande evento: questo attrae il grande pubblico, ma tutti i piccoli eventi quotidiani fanno da concerto, dalla piccola mostra di fotografia, alla presentazione di un libro piuttosto che quella di un film, o eventi organizzati per bambini, costituendo il tessuto lungo cui si semina un interesse più costante per la cultura italiana. Penso che sia molto importante avere come obiettivo fare da ponte tra le due culture, facendo delle co-produzioni come abbiamo fatto nel mondo dell'opera.

Cinitalia: Come Lei ha detto: "Lavorare in Cina è come tornare a casa", quali elementi della cultura cinese Le sono entrati nel cuore? Cosa L'affascina di più della Cina?

Stafutti: Qualche volta la mattina quando esco per andare al lavoro, in questa che è una zona di grande traffico, attraverso la strada e nel giardino esterno della casa in fronte alla mia ci sono ancora le persone di una certa età che fanno taijiquan: questo a me proprio mi commuove, mi fa tornare indietro nel tempo, mi da questo senso di continuità. Vi sono delle cose di questo Paese che io amo molto, anche perché è un Paese di grandi contrasti, cioè la Cina ha dei lati estremamente moderni ma anche un cuore antico. Quando ho tempo di lasciare Pechino e di andare nei posti meno caotici delle grandi città, questo cuore antico del paese si sente di più; non significa andare in posti meno sviluppati, ma andare in posti dove la pressione della vita contemporanea è un po' meno forte: lì allora trovo una Cina che mi è rimasta nel cuore. Ma c'è anche a Pechino, quando uno gira l'angolo e trova in un hutong delle persone sedute davanti alla porta che chiacchierano, e questa è una cosa bellissimadi vita vera, di profonda umanità che io amo molto.

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